Circolo Culturale il Gattopardo
|
|||||||||||
| HOME PAGE | IL GATTOPARDO | POESIE | RACCONTI | DIALETTALI | CONCORSI | LIBRI | GLI AUTORI | NEWS ARTE | INFO | CONTATTI | LINK |
|
I LIBRI Le pubblicazioni dei
Lettori
|
|
|
Gli Altri Libri 1 - 2 - 3 - 4 - 5 | |
![]() Francesco Maratta
LA VICENDA DELLA PASTORALE DI PADRE FEDELE DA S. BIAGIO
“Sintirìti si veni maju...” è Ia prima canzone da spettacolo che ho
amato da bambino. In quella sorta di musical ante litteram che è “La pastorale”
veniva cantata dal personaggio Nardo. Ed era godibilissima. Ma cosa c'era, cosa
c'è, dietro la costruzione di un lavoro teatrale come quello scritto da Padre
Fedele da San Biagio? Ce lo siamo sempre chiesto. Ed oggi Francesco Maratta lo
racconta in questo interessante studio che ricorda le resistenze dei parrucconi
di fronte ad un ‘opera che umanizza la più umana delle storie divine come quella
della nascita di Gesù. Sicuramente avrà fatto impressione vedere su un
palcoscenico una comunità di pastori alle prese con
l'annuncio dell ‘angelo ed un personaggio semplice, dissacratore, come Nardo,
intervenire con curiose battute di sapore popolare là dove forse ci si aspettava
di sentire dotti commenti o solenni dichiarazioni di principio.. Ma si sa, le
cose che hanno a che fare con il Divino sono tanto più comprensibili quanto più
semplice è la loro resentazione... E il geniale frate di San Biagio questo lo
sapeva bene se inizia l'opera con l'umanizzazione di identità come l'Amor
Divino, o come la Morte e il Diavolo che nel corso dello spettacolo vediamo
comparire e scomparire tra fiammate spettacolari in una macchina teatrale
semplice, ma di grande effetto, come quella botola centrale del palco, chiamata
“cieco abisso “, per noi tutti ii “giacobisso” finché siamo stati bambini.
Questo studio di Francesco Maratta, attento e puntuale come tutti i suoi lavori
sulla “storia patria”, contiene indicazioni tanto interessanti, come la
nivelazione che la parte musicale dell'Opera è stata aggiunta nell'ottocento dcl
“Giure Consulto” Burgio, alla cui famiglia appartennero altri artisti:
musicologi e pittori per naturale inclinazione affinata con lo studio. Di questa
famiglia poi ereditô la vena artistica mio cugino Enzo Di Pisa che oltre ad
essere stato un autore di teatro era un buon musicista. A lui si diceva:
"ereditasti la vena dei Burgio”, infatti Maria, sua madre, era una Burgio. In
questo studio sulla “vicenda della Pastorale” Francesco Maratta ricorda poi Cola
Caltagirone tra gli interpreti più celebri del personaggio Nardo e ricorda
ancora che, uori dalle scene Caltagirone era un ottimo pasticciere presso la
Ditta Di Pisa di Casteltermini. Vincenzo Di Pisa, il fondatore dela Ditta, era
mio nonno. E mia mamma Angelina raccontava a noi bambini che don Cola Era un
formidabile intrattenitore anche fuori dalle scene. Tra la preparazione di un
agnello di pasta reale e una sformata di torrone “don Cola” tornava Nardo con le
sue battute ad effetto “Sintirìti si veni maju.. Erano gli anni venti, credo. La
televisione era ancora da venire... Ma quanto bello doveva essere vivere lo
spettacolo anche in quel modo lì. Grazie a Francesco Maratta che con il suo modo
affettuoso di riscoprire il passato ci consente di tenere viva la memoria di
cose e personaggi che altrimenti verrebbero travolti dall'onda delle onde
televisive. E se lo dico io che della televisione ho fatto la mia quotidianità
credo che il “grazie” possa essere considerato doppio.
Michele Guardì
![]() Francesco Maratta
SEI MESI SOTTO I FASCI (con unità di carattere) Paese con
economia prevalentemente zolfifera, dove l'attività mineraria si svolgeva in
forma primitiva, Casteltermini nel 1893 era uno dei piü popolati comuni del
circondario; i suoi abitanti, daLla fondazione, erano aumentati gradualmente;
nel corso del secoLO, ne erano stati contati: 5.289 nel 1830, 7.549 nd 1861,
9.275 nel 1881, mentre nel 1901 sarebbero diventati 13.022 (4). Un fattore
primario dell'aumento della popolazione era da ricercarsi nell'immigrazione
di popolani e civili dai paesi vicini: i primi per sottrarsi agli stenti di un
misero reddito, gli altri perché improvvisatisi imprenditori zolfiferi. La
popolazione era composta di zolfatai, contadini (borgesi e jurnatara), pecorai,
carrettieri, artigiani, civili e piccoli commercianti; pochi I nobili. Ne! suo
complesso era divisa nominalmente in corporazioni che come corpo unitario si
presentavano soltanto in determinate feste religiose, come la festa di S. Croce,
del Corpus Domini; mentre gli zolfatai, la cui corporazione era sorta tardi,
partecipavano soltanto alla festa dell'Annunziata. Il <<ceto>> più
numeroso era quello degli zolfatai; veniva guidato da un presidente attorno al
quale ruotava una schiera di operai che cominciavano a far sentire la loro
potenza incomposta, suscitando un senso di disprezzo misto a paura per la vita
sregolata che conducevano. Ora, mentre questa popolazione inferiore, una volta
venuta a contatto con il lavoro della miniera e la vita ad essa connessa,
diveniva numero, massa, gli imprenditori (provenienti dai <<ceti>>
piü disparati), che si davano al traffico degli zolfi, tentavano d'innalzarsi
sociabmente per passare dalla classe media a quella dei <<civili >>.
nell'immigrazione di popolani e civili dai paesi vicini: i primi per sottrarsi
agli stenti di un misero reddito, gli altri perché improvvisatisi imprenditori
zolfiferi. La popolazione era composta di zolfatai, contadini (borgesi e
jurnatara), pecorai, carrettieri, artigiani, civili e piccoli commercianti;
pochi I nobili. Ne! suo complesso era divisa nominalmente in corporazioni che
come corpo unitario si presentavano soltanto in determinate feste religiose,
come la festa di S. Croce, del Corpus Domini; mentre gli zolfatai, la cui
corporazione era sorta tardi, partecipavano soltanto alla festa dell'Annunziata.
Il <<ceto>> più numeroso era quello degli zolfatai; veniva guidato
da un presidente attorno al quale ruotava una schiera di operai che cominciavano
a far sentire la loro potenza incomposta, suscitando un senso di disprezzo
misto a paura per la vita sregolata che conducevano. Ora, mentre questa
popolazione inferiore, una volta venuta a contatto con il lavoro della miniera
e la vita ad essa connessa, diveniva numero, massa, gli imprenditori
(provenienti dai <<ceti>> piü disparati), che si davano al traffico
degli zolfi, tentavano d'innalzarsi sociabmente per passare dalla classe media
a quella dei <<civili >>. nell'immigrazione di popolani e civili dai
paesi vicini: i primi per sottrarsi agli stenti di un misero reddito, gli altri
perché improvvisatisi imprenditori zolfiferi. La popolazione era composta di
zolfatai, contadini (borgesi e jurnatara), pecorai, carrettieri, artigiani,
civili e piccoli commercianti; pochi I nobili. Ne! suo complesso era divisa
nominalmente in corporazioni che come corpo unitario si presentavano soltanto in
determinate feste religiose, come la festa di S. Croce, del Corpus Domini;
mentre gli zolfatai, la cui corporazione era sorta tardi, partecipavano soltanto
alla festa dell'Annunziata. Il <<ceto>> più numeroso era quello
degli zolfatai; veniva guidato da un presidente attorno al quale ruotava una
schiera di operai che cominciavano a far sentire la loro potenza incomposta,
suscitando un senso di disprezzo misto a paura per la vita sregolata che
conducevano. Ora, mentre questa popolazione inferiore, una volta venuta a
contatto con il lavoro della miniera e la vita ad essa connessa, diveniva
numero, massa, gli imprenditori (provenienti dai <<ceti>> piü
disparati), che si davano al traffico degli zolfi, tentavano d'innalzarsi
sociabmente per passare dalla classe media a quella dei <<civili >>.
nell'immigrazione di popolani e civili dai paesi vicini: i primi per sottrarsi
agli stenti di un misero reddito, gli altri perché improvvisatisi imprenditori
zolfiferi. La popolazione era composta di zolfatai, contadini (borgesi e
jurnatara), pecorai, carrettieri, artigiani, civili e piccoli commercianti;
pochi I nobili. Ne! suo complesso era divisa nominalmente in corporazioni che
come corpo unitario si presentavano soltanto in determinate feste religiose,
come la festa di S. Croce, del Corpus Domini; mentre gli zolfatai, la cui
corporazione era sorta tardi, partecipavano soltanto alla festa dell'Annunziata.
Il <<ceto>> più numeroso era quello degli zolfatai; veniva guidato
da un presidente attorno al quale ruotava una schiera di operai che cominciavano
a far sentire la loro potenza incomposta, suscitando un senso di disprezzo
misto a paura per la vita sregolata che conducevano. Ora, mentre questa
popolazione inferiore, una volta venuta a contatto con il lavoro della miniera
e la vita ad essa connessa, diveniva numero, massa, gli imprenditori
(provenienti dai <<ceti>> piü disparati), che si davano al traffico
degli zolfi, tentavano d'innalzarsi sociabmente per passare dalla classe media
a quella dei <<civili >>. nell'immigrazione di popolani e civili dai
paesi vicini: i primi per sottrarsi agli stenti di un misero reddito, gli altri
perché improvvisatisi imprenditori zolfiferi. La popolazione era composta di
zolfatai, contadini (borgesi e jurnatara), pecorai, carrettieri, artigiani,
civili e piccoli commercianti; pochi I nobili. Ne! suo complesso era divisa
nominalmente in corporazioni che come corpo unitario si presentavano soltanto in
determinate feste religiose, come la festa di S. Croce, del Corpus Domini;
mentre gli zolfatai, la cui corporazione era sorta tardi, partecipavano soltanto
alla festa dell'Annunziata. Il <<ceto>> più numeroso era quello
degli zolfatai; veniva guidato da un presidente attorno al quale ruotava una
schiera di operai che cominciavano a far sentire la loro potenza incomposta,
suscitando un senso di disprezzo misto a paura per la vita sregolata che
conducevano. Ora, mentre questa popolazione inferiore, una volta venuta a
contatto con il lavoro della miniera e la vita ad essa connessa, diveniva
numero, massa, gli imprenditori (provenienti dai <<ceti>> piü
disparati), che si davano al traffico degli zolfi, tentavano d'innalzarsi
sociabmente per passare dalla classe media a quella dei <<civili >>.
nell'immigrazione di popolani e civili dai paesi vicini: i primi per sottrarsi
agli stenti di un misero reddito, gli altri perché improvvisatisi imprenditori
zolfiferi. La popolazione era composta di zolfatai, contadini (borgesi e
jurnatara), pecorai, carrettieri, artigiani, civili e piccoli commercianti;
pochi I nobili. Ne! suo complesso era divisa nominalmente in corporazioni che
come corpo unitario si presentavano soltanto in determinate feste religiose,
come la festa di S. Croce, del Corpus Domini; mentre gli zolfatai, la cui
corporazione era sorta tardi, partecipavano soltanto alla festa dell'Annunziata.
Il <<ceto>> più numeroso era quello degli zolfatai; veniva guidato
da un presidente attorno al quale ruotava una schiera di operai che cominciavano
a far sentire la loro potenza incomposta, suscitando un senso di disprezzo
misto a paura per la vita sregolata che conducevano. Ora, mentre questa
popolazione inferiore, una volta venuta a contatto con il lavoro della miniera
e la vita ad essa connessa, diveniva numero, massa, gli imprenditori
(provenienti dai <<ceti>> piü disparati), che si davano al traffico
degli zolfi, tentavano d'innalzarsi sociabmente per passare dalla classe media a
quella dei <<civili >>.
![]() Francesco
Maratta
LA TERRA DEL DUCA MUORE ![]() ![]() ![]() Francesco Maratta
Contributo per la conoscenza delle perizie tossicologiche in uso nel ‘700 ![]() Francesco
Maratta
Personaggi della memoria |
||
![]()
![]() |
|
Tutti i loghi, I marchi registrati di sito e le opere inviate sono proprietà dei rispettivi autori. Ogni altro materiale pubblicato è proprietà dell'Associazione Circolo Culturale IL GATTOPARDO. 9 Agosto 2006 |
| t |